UNA SEMPLICE CONSAPEVOLEZZA

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Il Movimento 5 Stelle riceve spesso critiche anche piuttosto aspre, a volte meritate altre del tutto infondate. Meritate o meno queste critiche sono sempre state per noi un modo per capire come siamo percepiti all’esterno e quindi per provare a modificare questa sensazione. A volte però da parte di chi critica può valer la pena spingersi un po’ più in là, andare ancor più dentro le cose, per capirle e comprenderle. Io stesso non mi ritrovo nella descrizione che spesso fanno di me: l’anima più intransigente del Movimento. Non sono quella persona li e anzi mi reputo uno dei più dialoganti e aperti. L’immagine che posso aver dato all’esterno forse è dovuta all’impeto con cui spesso esprimo la mia opinione quando percepisco che qualcuno si crede più furbo dei furbi e prova a fregare qualcun altro.

Personalmente mi sono sempre speso molto per cercare di aprire il Movimento il più possibile per consentire la crescita del gruppo e per creare la massima partecipazione perché solo così si può riuscire a farci conoscere veramente magari facendo anche cambiare idea a qualche critico.

Una delle critiche che ci viene rivolta più spesso è quella di non avere risposte per quanto riguarda la crisi occupazionale che sta devastando il nostro territorio.

Non sarò certo io quello che si nasconderà o che farà finta di niente di fronte ai dati che danno 5 mila disoccupati a Fabriano senza tener conto, aggiungo io, di tutto il popolo delle partite IVA che non fatturano abbastanza da potersi ritenere dei lavoratori in attivo. E non sentirai mai da noi né frasi rassicuranti nè ci sentirai mai dire che abbiamo progetti e idee in grado di cancellare questa situazione. Nemmeno nel 2012 dicemmo nulla del genere e, anzi, molti apprezzarono la sincerità di Joselito quando durante il dibattito pubblico disse chiaramente: “non pensiate che qualcuno potrà ridarci quei posti di lavoro”. Nel 2012 nonostante tutto era una situazione nettamente migliore ma già, a chi non si nascondeva, prefigurava quello che sarebbe successo.

Non scordiamoci che in passato qualcuno progettava la città dai 45 mila abitanti. Una fesseria già all’epoca nonostante fosse il classico periodo delle vacche obese. Ma le conseguenze di quell’idea scellerata le subiamo oggi e le subiscono in maniera maggiore quelle persone che in quegli anni non erano nemmeno nate, come pagano loro per primi le nefandezze di chi ha amministrato senza pensare agli anni futuri lasciandoci debiti e cause pendenti che richiederanno interventi per i prossimi decenni.

Io lo ripeto senza timore e se mi verrà chiesto lo ripeterò anche pubblicamente: nessuno ci ridarà quei posti di lavoro e nessuno potrà vestire i panni di superman promettendo soluzioni salvifiche.

A questo punto la domanda sorge abbastanza spontanea: ma allora che ti sei candidato a fare?
Credo, crediamo, che ci sia bisogno di una nuova visione. Basata su cosa? Innanzitutto sulla consapevolezza di quello che ho appena detto. Una candidata nella nostra lista pochi giorni fa ha detto una frase sulla quale ho riflettuto molto: “non esiste più il lavoro che si va a cercare lasciando il curriculum, il lavoro bisogna crearselo”. A suo modo ha espresso in una frase quello che anche Beppe Grillo dice, come sempre inascoltato, da parecchi anni. Abbiamo la fortuna di avere in lista molte persone che in qualche modo si sono reinventate e che stanno portando le loro esperienze personali. La visione quindi dovrà basarsi su quello che Fabriano è già in grado di esprimere oggi, senza bisogno di doversi inventare progetti complicati e mirabolanti. Fabriano ha delle eccellenze che bisogna far emergere. Quando parlo di eccellenze intendo soprattutto quelle umane. Fabriano è ricca di professionalità che spesso sono accresciute dalla passione ma che nel tempo non hanno mai trovato spazio. L’Amministrazione deve essere in grado di favorire, per quanto le è possibile, l’iniziativa privata collaborando con gli altri enti presenti e attivi sul territorio. Ad esempio le Fondazioni: il conflitto a cui abbiamo assistito negli ultimi anni se non fosse tragico sarebbe stato quantomeno ridicolo. Lo stesso rapporto conflittuale che il comune ha con altre realtà del territorio e che ci costringono a dover rinunciare a opportunità che invece sarebbe essenziale cogliere. In queste prime settimane ho già avuto la fortuna di incontrare diverse persone che mi hanno parlato dei loro progetti mirati a settori specifici. Progetti che fanno del loro aspetto vincente la sinergia tra tutti i soggetti che gravitano intorno a quei settori. Finalmente quel cambio di mentalità di cui crediamo ci fosse bisogno è stato avviato: chi opera nello stesso mio settore non è un nemico ma una persona con la quale creare collaborazioni per poter realizzare progetti altrimenti non perseguibili da soli. Progetti che spesso sono anche stati portati all’attenzione dell’Amministrazione ma puntualmente snobbati per meri motivi politici.

Quello di cui crediamo ci sia bisogno è di una scintilla perché il resto è già quasi pronto. Troppo romantico? Può darsi. Nelle prossime settimane cercheremo di far percepire meglio i contorni di questa nostra visione. Sappiamo anche che il confine tra visione e miraggio è molto sottile, per questo però ci basiamo solo su progetti che hanno dimostrato di poter funzionare. Dovremo essere bravi a far guardare quante più persone ci sarà possibile verso quella direzione. Se ci riusciremo allora avremo più chances.

PS: la vertenza Tecnowind dovrebbe convincere la regione a rispondere alla nostra richiesta e organizzare al più presto una seduta straordinaria pubblica della commissione lavoro regionale a Fabriano invitando cittadini, imprenditori e associazioni di categoria per discutere insieme di progetti in atto e fare proposte. Dal 14 febbraio nessuno ha risposto.

Gabriele Santarelli – Attivista del M5S Fabriano

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