L’AZIONE ED IL GIORNALISMO CIALTRONE DEL SUO DIRETTORE, SEMINARISTA SENZA VOCAZIONE.

Lo ha sempre detto Tiziano Terzani, lui si giornalista con le palle, “Non è un semplice mestiere – prosegue – non un modo di guadagnarsi da vivere, ma qualcosa di più, che ha una grande dignità e una grande bellezza, perché è consacrato alla ricerca della verità. Ecco il suo valore morale, avvertibile nel modo di raccontare, nel presentare i fatti. Certo la scuola, anche una scuola ad hoc, aiuta, ma è propedeutica, perché nessuna scuola potrà mai insegnarti la missione, non ti dà quella cosa in più di cui hai bisogno: la vocazione. E certe scuole di giornalismo mi hanno fatto l’impressione di essere frequentate da seminaristi senza vocazione. Se uno fa il meccanico e lo fa bene, nulla da dire; ma se uno fa il prete, per farlo bene deve avere qualcosa in più. E il giornalista è come il prete: deve avere la chiamata, la vocazione, sentire la missione”.
“Senza vocazione, diceva ancora Terzani, non è un mestiere da fare. Nasce da questo la mia delusione, il mio risentimento, la mia tristezza dinanzi allo stato del giornalismo italiano, dove ho la percezione che ci sia qualcosa, se non proprio di bacato, di distorto. Certo ci sono colleghi bravi e dignitosi, che apprezzo e stimo; ma complessivamente trovo una contiguità, un ossequio, un servilismo nei confronti del potere che sono il contrario di quel concetto di ‘quarto potere’ che dovrebbe caratterizzare il lavoro del giornalista”.
E sono proprio queste parole di Terzani che mi sono tornate in mente quando ho visto l’immonda porcheria confezionata sull’ultimo numero de L’Azione dal Direttore Carlo Cammoranesi che ha pensato bene, a pagina 30 di confezionare uno spottone elettorale al potere de noantri, pubblicando un articolo “Alla vigilia delle elezioni” che riporta gli interventi di solo quattro dei sette candidati Fabrianesi alle prossime elezioni regionali, Santini Sorci Spacca e Viventi, dimenticandosi, guarda caso, di Adele Allegrini Forza Italia, Emanuele Rossi Altre Marche e Gabriele Santarelli del Movimento 5 stelle.
Ma non solo, in ossequio alla fantasmagorica leccata a quelli che il Direttore considera poteri forti, in liquidazione e liquefazione, in calce alla pagina 30 si giustifica con Viventi scrivendo che la sua lettera è stata pubblicata a pagina 31 per motivi di spazio.
Si vergogni caro Direttore per questa leccata confezionata ad arte senza possibilità di replica, sbaglio o la prossima settimana per il silenzio elettorale non potrà pubblicare più nulla?
Direttore dopo questo ennesimo atto di servilismo dimostri di aver capito e chiuda il suo settimanale e ricominci dalla gavetta, il suo apprendistato gli servirà per pubblicare articoli secondo l’etica dell’informazione, per esercitare con dignità e rispetto degli altri il mestiere più bello del mondo, quello del giornalista. Basta avere curiosità per le persone e le cose, umiltà per non anteporre se stessi ai fatti e alle notizie, rispetto per i lettori e soprattutto dignità da mantenere nei confronti del potere.
Nel 2001 moriva un altro dei mostri sacri del giornalismo italiano: Indro Montanelli. Montanelli, se ne è andato in silenzio, quasi senza fare rumore, al contrario di come ha sempre impostato il suo modo di fare giornalismo. Il giornalismo montanelliano è l’ultimo della vecchia guardia, un giornalismo pulito e soprattutto critico, attento alla veridicità dei fatti, espressione della libertà di stampa senza essere sguattero di nessuno. Montanelli se ne è andato annunciando l’inizio dell’età buia del giornalismo. L’Italia si farebbe un bel regalo se facesse a meno di questa informazione e di questi giornalisti. E mi torna in mente il grande Indro Montanelli e una domanda mi sorge spontanea: sguatteri o giornalisti?

Joselito Arcioni
Consigliere Comunale
Movimento 5 stelle Fabriano

foto di MoVimento Cinque Stelle Fabriano.