Il M5S e la mia voglia di essere liberamente felice…

Da piccola mio padre mi diceva: “Serenè non me ce risponde, che c’abbuschi sopra”….io puntualmente “abbuscavo”, ma rispondevo ugualmente ad oltranza, convinta che avessi il sacrosanto diritto di dire comunque la mia e pretendere delle risposte convincenti. Negli anni a venire, in molti mi hanno suggerito spesso di tacere o almeno sorvolare furbescamente….ma non l’ho mai fatto. Non l’ho fatto nel lavoro e nemmeno nei rapporti inter-personali sia affettivi che di circostanza. Ad oggi posso dire che questa non sia stata nel tempo una strategia “vincente” per i comuni canoni, tutt’altro e sicuramente ho lasciato molte occasioni obiettivamente vantaggiose. Ma per me è un fatto genetico, fa parte del mio DNA, se ci rinunciassi, sarei un’altra persona.

Questa premessa per dire che mai e poi mai sarei stata incline a ritrovarmi in un Movimento in cui la mia libera espressione e coscienza fossero limitate in qualche modo. Porre delle regole in un gruppo non significa limitarlo, ma caratterizzarlo. Se non mi piace il calcio, trovo incongruo affiliarmi ad un club di tifosi, se soffro di claustrofobia non mi iscriverò ad un gruppo che fa speleologia, se uno non mi piace o non condivido lo stile di vita o come potrebbe educare i figli, faccio prima a non sposarmelo, che a litigarci tutta la vita. Ognuno è libero di scegliere sempre, se esserci o no, far parte di un gruppo o di un altro, associarsi o stare da solo. Per il M5S è la stessa cosa…le regole sono poche…le possibilità di fare, dire, proporre, tantissime, quindi se uno vuole può farne parte, in piena libertà, diversamente può optare per scelte alternative.

Poi un altro concetto: la concretezza e la realizzazione degli obiettivi. Con le pure intenzioni, non si va da nessuna parte. Per rendere concreti dei progetti ci vuole impegno, lavoro, strategia e le regole indispensabili. Per cui non capisco tanta meraviglia per avere degli orientamenti di indirizzo. I modi utilizzati da Grillo per riprendere Salsi e Favia, non sono piaciuti nemmeno a me, ma so anche che stanchezza e sincerità spesso possono rendere poco accattivanti, ma fanno comunque rimanere nel giusto. Le cose importanti del M5S non sono queste. A me del M5S interessa ciò che può portare in termini progettuali, mi esalto a vedere tante persone che sono nel Movimento piene di volontà e di capacità. Sono i vincenti comunque, coloro che non hanno bisogno della spintarella o del compromesso per trovare una sistemazione, coloro che non si vendono, su cui si può contare, coloro che non si lamentano della cattiva sorte, della stanchezza, delle difficoltà, perchè tutte queste cose sono abituate a gestirle. Coloro che hanno energia da vendere e sorriso autentico, perchè non sono fiaccati da falsità e compromessi. Per questo motivo sono orgogliosa di far parte di questo Movimento. Si faranno errori, ma ci sono le basi per far meglio, ci sono dei limiti, ma non vedo difficoltà a superarli. Quello che vedo nel M5S non lo vedo altrove. Se un giorno realizzassi di sbagliarmi, non ci starei un minuto in più. Penso che nel M5S in molti siano a pensarla come me.

Tutto il resto trova il tempo che trova e lascia le cose esattamente come sono…altrove vedo solo tanti discorsi per consumare tempo e soldi senza cambiare concretamente nulla, quasi per una disabitudine a volere, osare star meglio. Non voglio vivere in un mondo di esaltati, ma neanche di depressi e rassegnati. Le persone mi piacciono vere, fragili o forti, ma con una sana voglia di essere felici.

Serenella Fucksia – Movimento 5 Stelle Fabriano

Parlamentarie: speranze e qualche perplessità!

Quando si confrontano le primarie del centro sinistra con le parlamentarie di Grillo, saltano subito all’occhio le differenze: prime fra tutte i numeri della partecipazione e il confronto tra 4 milioni e trentamila è sicuramente schiacciante. I numeri hanno il loro peso e indubbiamente si poteva consentire a più persone di partecipare alle cosiddette parlamentarie, permettendo a più cittadini di certificarsi, prorogando le scadenze, stabilendo criteri di partecipazione più “aperti” alla parte migliore della società civile impegnata attivamente in tanti ambiti (dalla legalità alla tutela del territorio, al volontariato) seppur non iscritti al movimento. C’è chi dice che andare in Parlamento con meno di 100 preferenze non è significativo dal punto di vista della democrazia. Può essere, ma è democratico nominare i candidati dei partiti dalle segreterie e stabilire dall’alto chi siederà in Parlamento e chi no? Tutta colpa del Porcellum qualcuno dirà. E il Porcellum chi l’ha votato? I partiti che allora non lo votarono cosa hanno fatto per contrastarlo o per modificarlo o per limitarne i danni? Ricordo che quando Concita De Gregorio era direttore dell’UNITA’ promosse una raccolta firme tra i lettori del suo giornale (bacino centro-sinistra) per chiedere che si facessero primarie per decidere i candidati al Parlamento in ogni circoscrizione. Di quelle tante firme non se ne è fatto niente. Quando avrebbero potuto ascoltare non l’hanno fatto. Si dirà però sono state fatte le primarie nel centro sinistra, una grande prova di democrazia. Premetto che ho il più grande rispetto per gli elettori che si sono recati a votare alle primarie, nonché per tutti coloro che hanno creduto nella loro validità impegnandosi disinteressatamente come volontari e non è mia intenzione sminuirne l’importanza. Dico però che l’Italia non è gli USA; noi non eleggiamo direttamente il Presidente del Consiglio, che secondo la Costituzione è nominato dal Presidente della Repubblica, dopo aver verificato la maggioranza parlamentare; noi eleggiamo il Parlamento e le persone che ne fanno parte. O meglio con l’attuale legge elettorale non li eleggiamo, ma confermiamo liste preparate da altri. Da una parte abbiamo avuto delle primarie per la scelta di un leader e del suo programma, ma chi andrà in Parlamento per sostenerli non lo sappiamo, dall’altra abbiamo avuto le parlamentarie per scegliere deputati e senatori, ma non abbiamo un’indicazione su chi dovrebbe essere il capo del governo. Altra obiezione: attraverso un curriculum e un video di 60 secondi come si fa ad essere certi che mandiamo in Parlamento persone competenti e preparate? La cosa certa, in quanto è accaduta, è che negli ultimi 5 anni abbiamo avuto nel Parlamento o nei Consigli Regionali o Comunali o tra i Sindaci e gli amministratori, inquisiti, condannati, corrotti e corruttori, puttane ed ignoranti, mafiosi e fascistelli in ogni parte d’Italia e in ogni schieramento (naturalmente anche una parte di persone per bene, che però visto l’esito, forse hanno contato come il due di coppe). Forse è ora che si faccia avanti un po’ di gente normale, magari poco referenziata politicamente, ma incensurata e per bene (se lo faranno anche i partiti ne guadagneremo tutti). Ciò che in ogni paese democratico viene dato per scontato, cioè che chi ambisce a ricoprire cariche pubbliche deve essere di specchiata onestà (vedi art. 53 Costituzione italiana), da noi è considerato populismo a cui si risponde con l’ ipocrisia (fingono leggi anticorruzione e di incandidabilità ridicole). Ultima questione che desta, perlomeno a me, qualche perplessità: chi decide di diventare un personaggio pubblico, soprattutto in politica, non può rifiutarsi di rispondere alle domande dei giornalisti; può decidere liberamente e legittimamente di non frequentare certe trasmissioni, ma non può rifiutarsi di rispondere a domande per chiarire aspetti sui quali pendono dubbi (in particolare se questi aspetti riguardano risorse economiche e il finanziamento del movimento). I giornalisti non sono tutti uguali: Lilli Gruber non è Vespa, Gabanelli non è Sallusti, Santoro e Travaglio non sono Floris o P.G. Battista. Mi riferisco alle 20 domande poste da Servizio Pubblico, ma anche da alcuni attivisti del movimento, a Grillo e Casaleggio. Se si fa della trasparenza uno dei cavalli di battaglia di un programma politico, rifiutare di rispondere diventerà un boomerang. È un momento molto delicato, siamo di fronte non ad un bivio ma ad un reticolo di strade intricate. Difficile tener ferma la barra e non perdere di vista l’obiettivo. Difficile ormai dare una fiducia incondizionata (per me è praticamente impossibile) a chiunque, perché ne abbiamo viste troppe, sperando in cambiamenti che poi non sono arrivati. L’unica cosa che non ci possiamo permettere più è di stare solo alla finestra a guardare, la cosa più preziosa da coltivare è l’esercizio della libertà, non tanto come diritto, ma come forma mentale e scelta di vita.

Giuseppina Tobaldi – Movimento 5 Stelle Fabriano

NOI CI CREDIAMO! E VOI?!

E’ vero sono poche le cose in cui credere… C’è chi ha deciso di non votare mai più, in un certo senso possiamo capire, magari non condividere, ma capire si! Chi è degno della nostra fiducia? Come si fa a distinguere? L’atto di fiducia spesso non è razionale o basato su dati certi, ma di certezze oggi non ve ne sono…

La speranza che voglio condividere stasera con voi o provare a farlo è questa: Mentre in TV vi dicono certe cose la realtà è ben diversa, la visione che ho stasera è bellissima, non è un sogno, è una cosa realizzabile se ci crediamo…

Vedo tanti ragazzi, giovani fuori o giovani dentro, andare a Roma pacificamente, con il sorriso in volto. Li vedo portare un grosso assegno da 100 MILIONI di €! Saranno di più? Saranno di meno? Importa veramente poco… Come è accaduto in Sicilia, così a Roma, un corteo composto, gioioso ma silenzioso perchè siano i fatti a parlare! Di nuovo non importa chi saranno o quanti saranno… sono casalinghe, operai, ingegneri, astrofisici, disoccupati… sono il “POPOLO”. Credete sia una brutta parola? Io non credo! Vi hanno convinto che bisogna votare il meno peggio? Vi hanno convinto che arriverà qualcuno che farà i vostri interessi? Vi hanno convinto a non votare?

Forse questo uccidere la speranza è stata la colpa più grande di cui li possiamo accusare…

William – M5S Fabriano