LA CULTURA SI MANGIA, CON LA CULTURA SI CRESCE!

Voglio raccontarvi una storia, la storia di una città visionaria che ha trasformato se stessa ed è rinata dalle proprie macerie.

La città è Bilbao, paesi Baschi, Spagna. Città di cantieri navali, altiforni, industrie chimiche, con un fiume, il Rìa, sporco e rugginoso per gli scarichi industriali, con un’aria ricca di sostanze inquinanti, che negli anni Ottanta, in piena transizione dal franchismo alla democrazia prima, e sotto i colpi della concorrenza dei paesi asiatici poi, comincia ad andare in crisi, con un tasso di disoccupazione del 25% e lo spettro del terrorismo dell’ETA. Oggi Bilbao è diventata un  museo di architettura moderna a cielo aperto, un centro culturale vivacissimo, la seconda piazza d’affari di Spagna dopo Madrid, sede di imprese con il più alto tasso di internazionalizzazione, ha bonificato il fiume e lungofiume, ha riqualificato quartieri, edifici dismessi sono stati trasformati in musei o centri congressuali, teatri, ha pedonalizzato il centro della città, ecc. Come è successo questo “miracolo”? Operatori pubblici e privati hanno elaborato un piano di riqualificazione della città basato su 4 assi principali: a) accessibilità e mobilità interna b) riconversione delle risorse umane c) trasformazione ambientale e urbanistica d) la scommessa dell’industria culturale cioè la capacità di una comunità di attrarre altre culture e tante persone. L’esempio di Bilbao è stato seguito con successo dalla città di Metz in Francia (dove è nato un nuovo centro Pompidou) e dalla regione tedesca della Ruhr (trasformatosi in un fiorente centro culturale)

La seconda parola chiave, dopo “cultura” a pensarci bene è anche un’altra: COMUNITA’ perché con la cultura non solo si mangia, ma si cresce, poiché è la cultura che determina il formarsi di un’identità comunitaria, favorendo lo scambio, l’incontro e la coesione tra i cittadini, creando una disposizione all’accoglienza che apre le porte ed attrae gli altri, che dà origine ad un circuito virtuoso di crescita e di produzione di beni immateriali e servizi.

Cosa impedisce che un miracolo del genere possa avvenire anche da noi? Non c’è più tempo; non si può rimandare oltre la definizione di un piano di riconversione economica di una città che non è più industriale, ma non ha ancora individuato la sua nuova identità. Abbiamo tutto ciò che ci serve per reinventarci un nuovo modello di sviluppo: abbiamo il paesaggio, il patrimonio artistico, abbiamo giovani e meno giovani dotati di creatività in tanti settori, abbiamo laureati e scuole di ogni indirizzo, abbiamo associazioni di categoria ed operatori privati che di fronte ad un progetto condiviso sarebbero sicuramente disposti ad investire tempo, denaro e competenze. Forse l’unica cosa che ancora si vede poco all’orizzonte è il coraggio e la volontà. Il coraggio di fare il primo passo (e il primo passo spetta necessariamente a chi per ruolo deve curarsi del bene comune, ovvero l’amministrazione) e  la volontà di riallacciare i fili che legano ogni individuo di una comunità a tutti gli altri (e in questo è indispensabile invece la collaborazione dei vari soggetti della comunità cittadina).

Perché nessuno si salva da solo: o ci si prende per mano o si affonda tutti insieme. A NOI LA SCELTA!

Giuseppina Tobaldi – Movimento 5 stelle

Considerazioni sul fiume Giano

Se Fabriano esiste, lo si deve alla presenza del fiume Giano e non viceversa. Per secoli la città ne ha assorbito le caratteristiche, traendone la linfa vitale e la forza lavoro: insediamenti di cartiere, conce, fucine, orti e molte altre attività. Fabriano ha preso forma e si è modellata intorno al suo fiume.

La città si è bagnata, ha prodotto ed ha vissuto intorno al suo fiume che ha usato e rimodellato in maniera organica al suo contesto ed alle esigenze degli abitanti. La conformazione, lo sviluppo e la fortuna di Fabriano si deve in gran parte al Giano. Poi a cavallo delle due guerre e più spiccatamente nel primo dopoguerra, questo filo indissolubile con la città si è spezzato. Fabriano non si è più affacciata sul suo fiume, bensì gli ha voltato le spalle. Contemporaneamente a questo atteggiamento tutta la città storica ha subito rilevanti menomazioni al suo patrimonio storico-architettonico-culturale, si è letteralmente deformata sopportando le più gravi alterazioni della sua storia. Quello che nel primo dopoguerra qualcuno chiamava “il progresso di uno sviluppo illimitato” ora ci ha fatto vedere che tutto questo non poteva continuare immutabile ed imperterrito per molto tempo ancora ed oggi ci ha mostrato il suo vero volto, presentando il conto…

Parlare di interventi sul fiume, pensare al futuro parco del Giano, significa parlare della città in divenire, di un futuro che riguarda tutti noi che viviamo, abitiamo e produciamo. Significa parlare di valorizzazione di una consistente parte della città ora degradata, di rinascita dei luoghi, degli ambienti, di riassetto del contesto storico e paesaggistico, di turismo, di sostenibilità ambientale, di sviluppo economico (sostenibile), di vivibilità, di qualità della vita, di ricerca di una felicità collettiva.

Tutto questo sarà possibile solo riannodando il filo spezzato col passato, interrotto dalla stoltezza umana e da un progresso incauto impossibile da sostenere. Per molti secoli il sistema fluviale cittadino è risultato avere un sistema idoneo e sofisticato che al momento non ha più. Gli orti servivano da primo contenimento del regime delle acque utile al suolo, i vallati di compensazione avevano il ruolo di ulteriore sistema di controllo delle acque oltre a produrre energia idraulica per le gualchiere e le attività che si affacciavano lungo le sue sponde. Questo “sistema” semplice ed ingegnoso, ha funzionato egregiamente per tutta la prima rivoluzione industriale; ma non ha retto alla seconda ondata industriale della città che ne ha prosciugato le acque, reso il regime torrentizio, interrato e poi cementato i vallati, deformato e stravolto l’assetto urbano prospiciente.

I luoghi, un tempo floridi e organizzati, sono stati trasformati in aree degradate da nascondere alla vista, si pensi al ponte dell’Aere, simbolo civico nascosto alla vista da più di cinquant’anni! Pensare di intervenire sul Fiume Giano, sia in città che nei territori attigui, anche per tratti, significa intervenire sulle sue acque sporche e potenzialmente pericolose in caso di esondazione, ripensare il sistema storico in chiave attuale, riprendere il passato per sviluppare il futuro di una città in crisi economica, di identità e di idee. Significa avere una visione logica e lungimirante della città e del territorio. Alle soglie della terza rivoluzione industriale, basata sulla sostenibilità ambientale, ogni intervento dovrà avere ben chiaro ogni sviluppo futuro dei luoghi, dei suoi abitanti e delle generazioni future. La tecnica ha sempre seguito le idee, non viceversa!

La riapertura del fiume è ineluttabile e non più procrastinabile, dovrà permettere di ripensare tutto il territorio, le sponde del fiume, il centro storico, i passaggi, la valorizzazione di zone ora degradate che diverranno luoghi affascinanti, il futuro Parco del Giano, lo sviluppo non illimitato delle risorse, la promozione di un’economia basata su cultura, turismo, qualità delle vita, sostenibilità. Questo intervento è solo una parte di un grande insieme, teso a far rinascere la città ed i suoi abitanti per un futuro che attende dietro l’angolo e che dovremo cogliere. Un futuro che ci appartiene.

Se non ora quando?

MoVimento 5 Stelle Fabriano