Parlamentarie: speranze e qualche perplessità!

Quando si confrontano le primarie del centro sinistra con le parlamentarie di Grillo, saltano subito all’occhio le differenze: prime fra tutte i numeri della partecipazione e il confronto tra 4 milioni e trentamila è sicuramente schiacciante. I numeri hanno il loro peso e indubbiamente si poteva consentire a più persone di partecipare alle cosiddette parlamentarie, permettendo a più cittadini di certificarsi, prorogando le scadenze, stabilendo criteri di partecipazione più “aperti” alla parte migliore della società civile impegnata attivamente in tanti ambiti (dalla legalità alla tutela del territorio, al volontariato) seppur non iscritti al movimento. C’è chi dice che andare in Parlamento con meno di 100 preferenze non è significativo dal punto di vista della democrazia. Può essere, ma è democratico nominare i candidati dei partiti dalle segreterie e stabilire dall’alto chi siederà in Parlamento e chi no? Tutta colpa del Porcellum qualcuno dirà. E il Porcellum chi l’ha votato? I partiti che allora non lo votarono cosa hanno fatto per contrastarlo o per modificarlo o per limitarne i danni? Ricordo che quando Concita De Gregorio era direttore dell’UNITA’ promosse una raccolta firme tra i lettori del suo giornale (bacino centro-sinistra) per chiedere che si facessero primarie per decidere i candidati al Parlamento in ogni circoscrizione. Di quelle tante firme non se ne è fatto niente. Quando avrebbero potuto ascoltare non l’hanno fatto. Si dirà però sono state fatte le primarie nel centro sinistra, una grande prova di democrazia. Premetto che ho il più grande rispetto per gli elettori che si sono recati a votare alle primarie, nonché per tutti coloro che hanno creduto nella loro validità impegnandosi disinteressatamente come volontari e non è mia intenzione sminuirne l’importanza. Dico però che l’Italia non è gli USA; noi non eleggiamo direttamente il Presidente del Consiglio, che secondo la Costituzione è nominato dal Presidente della Repubblica, dopo aver verificato la maggioranza parlamentare; noi eleggiamo il Parlamento e le persone che ne fanno parte. O meglio con l’attuale legge elettorale non li eleggiamo, ma confermiamo liste preparate da altri. Da una parte abbiamo avuto delle primarie per la scelta di un leader e del suo programma, ma chi andrà in Parlamento per sostenerli non lo sappiamo, dall’altra abbiamo avuto le parlamentarie per scegliere deputati e senatori, ma non abbiamo un’indicazione su chi dovrebbe essere il capo del governo. Altra obiezione: attraverso un curriculum e un video di 60 secondi come si fa ad essere certi che mandiamo in Parlamento persone competenti e preparate? La cosa certa, in quanto è accaduta, è che negli ultimi 5 anni abbiamo avuto nel Parlamento o nei Consigli Regionali o Comunali o tra i Sindaci e gli amministratori, inquisiti, condannati, corrotti e corruttori, puttane ed ignoranti, mafiosi e fascistelli in ogni parte d’Italia e in ogni schieramento (naturalmente anche una parte di persone per bene, che però visto l’esito, forse hanno contato come il due di coppe). Forse è ora che si faccia avanti un po’ di gente normale, magari poco referenziata politicamente, ma incensurata e per bene (se lo faranno anche i partiti ne guadagneremo tutti). Ciò che in ogni paese democratico viene dato per scontato, cioè che chi ambisce a ricoprire cariche pubbliche deve essere di specchiata onestà (vedi art. 53 Costituzione italiana), da noi è considerato populismo a cui si risponde con l’ ipocrisia (fingono leggi anticorruzione e di incandidabilità ridicole). Ultima questione che desta, perlomeno a me, qualche perplessità: chi decide di diventare un personaggio pubblico, soprattutto in politica, non può rifiutarsi di rispondere alle domande dei giornalisti; può decidere liberamente e legittimamente di non frequentare certe trasmissioni, ma non può rifiutarsi di rispondere a domande per chiarire aspetti sui quali pendono dubbi (in particolare se questi aspetti riguardano risorse economiche e il finanziamento del movimento). I giornalisti non sono tutti uguali: Lilli Gruber non è Vespa, Gabanelli non è Sallusti, Santoro e Travaglio non sono Floris o P.G. Battista. Mi riferisco alle 20 domande poste da Servizio Pubblico, ma anche da alcuni attivisti del movimento, a Grillo e Casaleggio. Se si fa della trasparenza uno dei cavalli di battaglia di un programma politico, rifiutare di rispondere diventerà un boomerang. È un momento molto delicato, siamo di fronte non ad un bivio ma ad un reticolo di strade intricate. Difficile tener ferma la barra e non perdere di vista l’obiettivo. Difficile ormai dare una fiducia incondizionata (per me è praticamente impossibile) a chiunque, perché ne abbiamo viste troppe, sperando in cambiamenti che poi non sono arrivati. L’unica cosa che non ci possiamo permettere più è di stare solo alla finestra a guardare, la cosa più preziosa da coltivare è l’esercizio della libertà, non tanto come diritto, ma come forma mentale e scelta di vita.

Giuseppina Tobaldi – Movimento 5 Stelle Fabriano

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