NON PAGHIAMO NOI!!! ANDATE MA LASCIATE PEGNO!

Non esiste più nessun ordine monarchico. Stanno vincendo i pirati. Stanno vincendo i filibustieri nell’accezione storica, realistica del termine: professionisti del saccheggio, rapinatori senza frontiere. Non esiste più nessun vero ordine, nessun vero potere se non quelli basati sull’acquisizione famelica e indiscriminata di risorse, sullo sfruttamento, e sul consumo bulimico e distruttivo. Cioè sul saccheggio.”

Il nuovo episodio alla Best e quelli in via di definizione per altre importanti aziende del territorio, sottaciuti per non alterare il clima delle elezioni e per usare, come sempre è avvenuto, le paure di chi pensa di perdere il posto, non deve prevedere le solite soluzioni. Perché il senso di dignità di chi perde il posto, e l’insensibilità che gli sta attorno, attutiscono il dramma della disoccupazione. Ma l’estensione di quella fascia della nostra società costretta a vivere di espedienti, precariato, lavoro nero, umiliazione, sussidi e parassitismo è più che allarmante.

E’ un territorio sotto saccheggio il nostro, i filibustieri hanno preso tutto quello che potevano prendere, ora se ne vanno perché “non gli conviene più” restare a produrre qua, non dicono grazie per tutto quello che gli abbiamo dato, ci lasciano capannoni vuoti e non hanno neanche la decenza di rimettere il territorio a posto come lo hanno trovato.

Si nascondono dietro l’assioma che recita che è diritto dell’imprenditore di andare a produrre la dove gli conviene, fregandosene altamente che la, dove gli conviene, è il posto in cui diritti non esistono, lavorano bambini per 15\18 ore al giorno in maniera terribile, in ambienti malsani, senza le più elementari regole di sicurezza sul lavoro e sull’ambiente.

Sono talmente arroganti da porci di fronte a ricatti secondo i quali o accettiamo altre regole o avremo la certezza di restare senza lavoro, quindi senza reddito, quindi fame, miseria. Dovremmo avere ben chiaro un principio e dovrebbero avercelo anche i nostri amministratori, sindacati compresi: IL RICATTO E’ UN REATO. Dobbiamo avere la forza di spedire al mittente il ricatto sotto il quale ci vogliono far vivere, dobbiamo rendere chiaro che chiunque si presta a rendere esecutiva la logica spietata e criminale dell’accumulazione del profitto a tutti i costi, non è un semplice esecutore di un ordine imposto dall’alto, ma ne è complice e come tale la storia e la morale lo giudicheranno!

Dicono che produrre in Italia non è conveniente, ma sappiamo che non è vero! Al limite non è “abbastanza” conveniente! Sono talmente ingordi da volere sempre di più, non gli basta mai! producendo qui hanno margini di guadagno eccome, ma ne vogliono sempre di più! Prima hanno ucciso la piccola e media impresa, il vero cuore pulsante del paese, imprese terziste e fornitrici che sono costrette, per mantenere un briciolo di lavoro, ad andare in Polonia ad insegnare ai lavoratori Polacchi il loro lavoro quello che poi taglieranno qua. Come un mostro famelico e bulimico l’attacco del capitale non guarda in faccia a nessuno pur di ingozzarsi e continuare a ingrassare.

Cosa possiamo fare per difendere la nostra vita? Dobbiamo avere ben chiaro in mente due elementi:

1. Possiamo fare a meno di “loro” possiamo dirgli che se se ne vanno la loro dipartita sarà da noi benedetta. Se se ne vanno la nostra esistenza sarà completamente liberata da loro che sono alla stregua di parassiti che si nutrono delle nostre esistenze. Possiamo dirgli: andatevene pure, ma lasciate tutto qui, ovvero sedi, capannoni, mezzi di produzione, macchine, progetti… perché non è roba loro, ma frutto del lavoro e intelligenza collettiva e alla collettività ciò deve rimanere. Introducendo quindi il concetto di danno alla comunità: te ne vai?, mi sta bene ma paghi pegno e non ci lasci con il cerino in mano! Ed è su questo che, noi del Movimento 5 Stelle, torneremo con forza in consiglio comunale così vedremo da che parte sta chi.

2. Possiamo gestire noi le fabbriche, senza le esigenze e le ingordigie dei consigli di amministrazione si può produrre rispettando i diritti dei lavoratori e dell’ambiente garantendo a tutti un lavoro e un reddito dignitoso, tutto ciò si chiama “redistribuzione”.

La parola d’ordine dopo il 25 aprile del 1945 fu “ricostruzione”. L’Italia era uscita distrutta dalla guerra con la volontà di ripartire, di cambiare tutto. C’era un senso di solidarietà, ci si aiutava l’uno con l’altro come capita ai sopravvissuti da un terremoto, da uno tsunami. Poveri, ma belli. Le persone erano consapevoli di aver vissuto un immane disastro, una tragedia storica incomparabile in cui l’Italia aveva recitato tutti i ruoli, del buono, del brutto, del cattivo. Gli italiani volevano lasciarsi il passato alle spalle. Cancellarlo per sempre. Ci liberammo dei Savoia, la peggior dinastia d’Europa, venne seppellito il fascismo, si riscrissero le nuove regole del gioco con la Costituzione. Ogni cosa era diventata possibile. Non tutto fu perfetto, non entrammo all’improvviso in un una terra dell’Eden, ma diventammo in pochi anni una delle prime potenze industriali. Si affermarono uomini come Olivetti, Mattei, Ferrari. Il Made in Italy divenne un marchio internazionale. I nostri nonni e bisnonni erano pienamente “consapevoli” della necessità di un cambiamento radicale, per questo riuscirono nell’impresa.

L’Italia di oggi è ricoperta di macerie, come la Berlino di “Germania anno zero” di Roberto Rossellini. Le macerie sono, ma solo in apparenza, invisibili, sono macerie morali, politiche, industriali, sociali, umane, ambientali. Sono ovunque, come una metastasi ignorata da troppo tempo. Il bisturi della magistratura taglia e incide, ma sembra di fronte a un mostro dalle mille teste. Ogni giorno nuovi arresti di persone delle Istituzioni, episodi di corruzione, tangenti, mazzette. Piove merda, si sono all’improvviso aperte le cateratte della Seconda Repubblica. Ci siamo abituati al “puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”, come diceva Borsellino, e non riusciamo a credere alla possibilità di un mondo diverso. Siamo ipnotizzati da parole come “spread”, “debito pubblico”, “patto di stabilità” ripetuti come dei mantra.

Siamo a un bivio come Nazione, come popolo. Nessuno deciderà per noi, nessuno ci darà aiuto, non ci verrà in soccorso una guerra per liberarci dalla classe politica peggiore dell’Occidente. O ripartiamo da soli o siamo condannati a un declino inarrestabile. Ne dobbiamo avere consapevolezza. Siamo a un bivio e nessuno può sentirsi escluso.

Ioselito Arcioni – Movimento 5 Stelle Fabriano

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