La Dignità Perduta

Devo scrivere. L’inquietudine ha preso il sopravvento. Scrivo innanzi tutto non per sostenere il movimento, ma i cittadini, gli uomini. Ho preso atto personalmente di ciò che riferisco, presenziando pochi momenti nella sede provvisoria del Movimento 5 Stelle, negli stralci di tempo libero, e talvolta anche rubati, concessi dalla mia attività lavorativa.

Osservo, cittadini incuriositi (ma non è solo curiosità) che entrano in sede decisi; altri che si fermano per leggere i messaggi dei manifesti in vetrina; altri che vorrebbero entrare ma sono titubanti e si guardano alle spalle per vedere se sono osservati; ci sono anche quelli che timidamente entrano quando la “curiosità” (o coscienza) prevale sull’indifferenza.

In questi ultimi giorni, di campagna elettorale serrata per le elezioni amministrative comunali, è sconcertante rilevare come molti cittadini elettori siano prigionieri dell’illusione provocata dall’antico e consolidato sistema adottato da pseudopolitici locali, o loro “bravi”, nel procacciare consensi. Quello delle false e solite promesse “riservate” al singolo individuo in garanzia del voto.

Sistema banale e irriguardoso nei confronti del cittadino, ma fruttuoso per i candidati di grido.

Nel contempo, gli stessi “fortunati” cittadini tanto per completare l’opera, vengono “gentilmente avvisati” del riscontro del loro consenso in fase di conteggio dei voti, nel rispettivo seggio di appartenenza, dopo essersi recati alle urne. Che onore. A quale princìpi morali, o di stile, si rifanno tali candidati per proporsi alla guida di quegli stessi cittadini, di tutti gli altri, e del territorio??!! Come fanno a pensare ancora al proprio tornaconto questi complici della crisi economica e del suo prolungarsi, che ogni giorno fa traballare di più la psiche sociale?

I recentissimi fatti di rivolta causati dal malessere sociale, sfociata, per chi non ce la fa a sostenerlo in casi di suicidio, possibile che non riescano a smuovere le coscienze di questi poco raccomandabili individui?

Si ha l’impressione, come di una vecchia confraternita che si risveglia e che agisce ogni cinque anni.

Riflettendo, mi chiedo (ma lo so), se esistesse una classifica dei metodi non ortodossi (o violenti?) potremmo inserirvi tale modo di fare? In quale posizione? In un territorio come il nostro, oggi con prospettive di lavoro, e quindi di vita, uguali a zero, problema che fino a pochi anni fa attanagliava i giovani, ma ora anche padri e madri, qual è la differenza che escluderebbe tale metodo dalla classifica?

Un voto barattato per 3 giorni di lavoro

È doveroso. Riporto due casi rappresentativi e significanti; di soggetti non più giovanissimi. Diversi stati d’animo suscitati da tale metodo, in relazione all’individuo, emersi nei brevi confronti e scambio di idee avvenuto in sede.

Il primo, è quello di un ragazzo che da tempo conosco, ma con cui da molto tempo non parlavo. Entra sicuro in sede e quasi subito esterna la sua “simpatia”, come dice lui, per il Movimento 5 Stelle. Condividendo gran parte di ciò che sosteniamo. Ma confida, con indubbia sicurezza e oserei dire quasi eccitato, il suo “principio” in riferimento alla cadenza delle elezioni comunali nel periodo di crisi:

“…è appunto perché è più difficile trovare lavoro, che è più conveniente dare il mio voto allo schieramento che ho sempre sostenuto. Mi garantiscono delle possibilità. Ma sarei contento se voi prendeste tanti voti…”

Che confusione!, mi dico. È triste come l’illusione e la necessità facciano sfuggire e allontanare l’individuo dalla consapevolezza della realtà dei fatti.

Il secondo, è quello di una ragazza trasferitasi a Fabriano da molti anni per lavoro, e che ora non ha più. Era qualche anno che non la incontravo, era una mia cliente. Erano passate da poco le 13,00, avevo appena chiuso a chiave la sede del movimento, quasi nessuno in giro, e facevo per andarmene. Mentre mi allontano, la ragazza che risaliva il corso mi fa cenno a distanza e la riconosco quando si avvicina. Mi chiede se sostengo il M5S; le rispondo di si. È sorpresa, e me lo dice. Mentre discutiamo della sua situazione e di quella locale, mi svela di essere entusiasta del M5S, di seguire ogni tanto il blog di Beppe Grillo e di essere rimasta stupita che a Fabriano si fosse costituita la lista; per lei era impensabile. Beh allora la invito ad entrare in sede, per darle il programma e farle leggere le frasi sui manifesti interni, e per farle capire che non siamo degli sprovveduti. Mentre riapro la porta la osservo, silenziosa e titubante, guardarsi intorno e un po’ preoccupata nell’attraversare la porta.

Le espongo velocemente il programma, le consegno il pieghevole della propaganda, gli indico il candidato sindaco del movimento. La invito a firmare la sottoscrizione contro la rimozione della pista di pattinaggio e contro l’installazione delle pale eoliche a Campodiegoli. È combattuta, contrariata, frena il suo iniziale entusiasmo. Le dico che non è necessario se non se la sente, non è un obbligo. Si sforza, di sua iniziativa, di darmi una spiegazione ma con imbarazzo. Mi rivela con sconforto di aver promesso il suo voto per un lavoretto da tre giorni (mi dice qual è, ma non lo riporto) procuratogli da un vecchio politicante locale, che le ha indicato chi votare, e che l’avrebbe tenuta in considerazione in futuro se si fossero presentate delle possibilità. In confidenza, le chiedo come si sente con se stessa, con la propria coscienza, che cosa prova. Se è consapevole di non poter liberamente scegliere. Di non scambiare il suo voto per una possibilità; perché il suo voto vale molto di più, altrimenti non glielo avrebbero chiesto. Ammette, amareggiata e delusa, di non comportarsi come vorrebbe e di essere consapevole di essersi privata e di lasciarsi derubare della sua libertà, della sua dignità. Ma a lei quel piccolo lavoro serve, meglio di niente per ora. Poi, mi riferisce timorosa, che le hanno rammentato che conteranno i voti nel suo seggio per riscontrarli con quelli per cui si sono mossi, e quindi di non poter cambiare idea, altrimenti… (cos’è un intimidazione?) Le dico di non credere a queste sciocchezze. Di lasciarsi andare e fare ciò che ritiene più giusto per tutti quelli che si trovano nella sua stessa situazione e per la città.

Le domando: “a quante persone secondo te avranno fatto la stessa promessa che ti hanno fatto? Dove troveranno tutti questi posti di lavoro? Pensi che a breve ti troveranno un occupazione fissa?” La lascio riflettere, poi le dico che devo andare, ma di pensare bene a ciò che farà, che non deve temere. Prima di uscire, mi dice: “ … ma si, chi se ne frega, firmo le petizioni … “. Viva la libertà.

Potersi esprimere

In conclusione, voglio mettere in rilievo una cosa importante di questi due cittadini derubati del loro diritto e della loro dignità; una cosa che li accomuna e che a noi del movimento ci inorgoglisce: l’essere venuti da noi per dire la loro. Con noi si sentivano semplicemente liberi. Liberi di esprimersi.

Cosa ha spinto o attirato due ragazzi nella sede del M5S per confidare, raccontare ed esporre il loro punto di vista? Il nostro sogno folle di voler cambiare e stravolgere tutto. Ci accomuna con loro, la nostra certezza e la loro profonda e nascosta consapevolezza che è giunto il tempo di cambiare le cose.

Vorrei che il 6 e 7 maggio i cittadini avessero una reazione.

Auguro a coloro che si sentono derubati della loro dignità di provare a riprendersela.

Francesco Di Pietro – M5S

4 Responses to La Dignità Perduta

  1. La cosa che più mi impressiona di queste cose è come fanno persone giovani e intelligenti (immagino) a credere che si possano contare i voti. Io sono uno di quelli che ho sostenuto (per come ho potuto) la battaglia per la preferenza unica. Un candidato che promette 3 giorni di lavoro in cambio di un voto non è pensabile che lo faccia per un voto solo e nemmeno per 43 voti (uno per seggio). Il bello della preferenza unica è appunto poter tranquillamente dire di sì e poi votare come ti pare. personalmente non credo proprio che sia un comportamento disonesto !

  2. Grazie intanto per aver lasciato un commento. Ti do del tu, se permetti.
    Non tutti, forse pochi, sanno come è intricato il nostro sistema elettorale, perchè non è detto che tutti debbano interessarsi di politica, anzi, se ne allontanano.
    Il compito del politico dovrebbe essere anche quello di coinvolgere i cittadini alle problematiche in modo semplice, per renderli partecipi. Ma non mi risulta che ciò rientri, nemmeno attualmente, nelle loro vocazioni, visto l’approccio.
    Secondo; il problema è che sono generazioni che viene utilizzata da pseudopolitici la forma “intimidatoria” del riscontro del voto in fase di conteggio. Ma questo lo sai bene anche tu. Quello che accade oggi ad alcuni giovani, ma anche ai meno giovani, è traccia di ciò che è stato tramandato. Il problema è culturale. Il problema è la disinformazione.
    Ma è a questo che la classe politica ha sempre puntato. Altrimenti non avremmo più questi esempi di “stile”.
    Però io penso che tu debba più impressionarti, ma non ne fai menzione e mi dispiace, del fatto che ci siano ancora, nonostante tutto ciò che accade, procacciatori di voti che andrebbero denunciati. Ma forse non è ancora giunto il tempo.
    Francesco DI PIETRO – M5S

  3. Bell’articolo Fracè, purtroppo il cambiamento culturale e sociale che aspichiamo sarà più lungo del previsto. A noi comunque, spetta il lavoro di portare avanti ciò che abbiamo iniziato con passione e trasparenza insieme ai cittadini.
    Vedrai, il mondo cambia, anzi, è già cambiato!

    • Francesco Di Pietro

      Grazie Sergio. Mi fa molto piacere che l’articolo ti sia piaciuto.
      Il cambiamento lo avremo quando la politica si occuperà del presente e del futuro degli uomini senza nulla in cambio.
      Noi crediamo nel cambiamento e possiamo diventarne gli attori, ora sta a noi portarci dietro tutti gli altri.
      A presto.
      Francesco Di Pietro

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