IL NOSTRO 8 MARZO: FEMMINILE PLURALE

robertaFavole della buonanotte per principesse ribelli” era un invito alla lettura la settimana scorsa, ma è anche un modo per esprimere il mio personale modo di vedere noi donne: straordinarie. Perché ogni donna ha la capacità, nel suo piccolo, di cambiare il mondo, con coraggio, determinazione e onestà. Non crediamo più alla favola del principe azzurro: anche la Disney ormai lo sa bene e disegna “principesse” che se la sanno cavare. Ma che sanno anche chiedere aiuto. Non siamo più o meno degli uomini: abbiamo bisogno l’uno dell’altra, ed è questo il bello dell’essere diversi. Essere donna però vuol dire avere una forza in più, che può trascinare e sostenere, vuol dire essere fragili senza essere meno forti. Vuol dire poter vivere il privilegio di essere madre e vivere la forza della natura, e poterne farne tesoro per trasformarla in energia di vita.

Se vi capita, “date una letta” a questo libro, perché aiuta a sognare in grande, attraverso la storia di donne con vite intense e ambiziose. Aiuta a rispettare se stesse, e vale per ogni singola donna: mamma, single, in carriera o a casa. E, detto tra noi, penso sia sempre più importante parlare non di donna o uomo, ma di umanità e rispetto… allora sì che il mondo cambierebbe davvero. (Roberta)

vincenzaPer me 8 marzo significa essere, prima di tutto, considerate persone, con il nostro caleidoscopio di tipicità e colori, prima di essere stereotipi, al di là delle mimose. La donna è come madre terra, produce la primavera. Non ha bisogno di fiori, ma di rispetto e di cura. Come madre terra è capace di produrre foreste, senza che nessuno la ari, può nutrirsi di pioggia e far fiorire il deserto. Noi donne, siamo le custodi della vita, chi ci calpesta, ci umilia, ci considera una quota, chi pensa al posto nostro, chi umilia il nostro lavoro, chi deride la nostra intelligenza, offende la vita stessa. (Vincenza)

giuseppinaIo credo che oggi non esista un solo “femminismo” ma diversi modi di essere femministe. Come la democrazia, il femminismo non è un modello unico esportabile ovunque. Mi spiego con un esempio: io donna europea, occidentale potrei giudicare poco emancipata una donna islamica perché porta il velo (anche se è una sua scelta); lei potrebbe rispondermi: tu donna europea occidentale sei schiava della taglia 42 e della paura di invecchiare, di un modello di perfezione e bellezza imposto ed accettato. Ognuna riconosce e sceglie la sua liberazione di cui deve essere l’artefice, senza aspettare che un principe azzurro venga a liberarci dal drago cattivo che ci tiene prigioniere in una torre.

Essere femministe oggi vuol dire non dare per scontate le conquiste frutto della lotta delle nostre mamme e nonne, in un momento storico in cui cercano di convincerci che i diritti (salute, lavoro, istruzione, maternità, vita) sono superati.

Essere femministe oggi vuol dire sentirsi sorelle, condividere, confrontarsi, sostenersi l’un l’altra, essere complici e solidali, non contro gli uomini, ma per noi e con loro. “Non camminare davanti a me, potrei non seguirti. Non camminare dietro di me, non saprei dove condurti. Cammina al mio fianco e saremo sempre amici.” (Giuseppina)

monicaLa giornata della donna: 8 marzo. Questo giorno per me è significativo, come del resto tutti gli altri giorni dell’anno. Le violenze fisiche e morali, i pregiudizi e i giudizi, le oppressioni infierite a noi, non solo dagli uomini, ma a volte dalle stesse donne, sono per me insostenibili. Siamo il nettare della vita. (Monica)

saraMi piacerebbe non pensare all’8 marzo come una festa, ma ricordare che è una “giornata”. Mi piacerebbe non esistesse più il maschilismo, ma nemmeno il femminismo: mi piacerebbe pensarci tutti come persone, e basta. Mi piacerebbe che le discriminazioni di genere si cominciassero a debellare nel piccolo, che già in famiglia smettessero di esistere ruoli e che i padri fossero anche un po’ materni. Mi piacerebbe non sentire più termini come “maschiaccio” e “femminuccia” e che tutti avessero un po’ di femminilità. Oggi vorrei che ci pensassimo genitori di chi un giorno diventerà una donna: che futuro e che diritti vorremmo per le nostre figlie? (Sara)

stefaniaLa donna ha il grande privilegio di poter essere mamma e, se fortunata, di poter dare alla luce la sua creatura. Quando decide di fare la scelta di diventare mamma è consapevole che la sua vita non sarà più la stessa per tanti motivi.

Uno di questi, secondo il mio pensiero, è che non può scegliere liberamente di poter stare a casa e occuparsi a tempo pieno dei suoi figli o riuscire a conciliare l’essere madre con l’impegno lavorativo. Le sue scelte non sono dettate dai suoi desideri, ma dalla necessità di dover lavorare per uno stipendio, perché si deve pur sopravvivere. Per non parlare poi del dover sottostare alle regole del lavoro che poco tutelano le mamme o vedersi negare il lavoro appunto perché donna!

Le donne sono state, sono e saranno sempre persone speciali con una marcia in più, come mia nonna e mia madre. Due donne a cui mi sono ispirata per poter crescere una figlia donna, a cui auguro di realizzare i suoi sogni di vita, senza pregiudizi. Sono sicura che presto sarà considerata un essere umano prima che una donna, perché ho fiducia nel cambiamento. (Stefania)

claudiaÈ l’8 Marzo, la giornata comincia con un susseguirsi di messaggi di auguri nelle varie chat. Messaggi carini, pieni di belle parole. Poi arriva l’ora di pranzo e vado a prendere i miei figli, prima Filippo alla scuola materna e poi Anna alla scuola primaria. Appena salgono tutti e due in auto, Anna mi domanda se so da dove “viene” la festa della donna. Le rispondo che in questo giorno si ricordano le battaglie che hanno affrontato le donne dai primi del ‘900 a oggi, come per esempio il diritto di voto e l’uguaglianza di trattamento nei luoghi di lavoro. Lei mi risponde che la maestra le ha raccontato della morte in un incendio, di alcune donne che protestavano in fabbrica e penso un po’ amaramente che in realtà quel fatto è un falso storico e mi rammarico (ma non mi stupisco) che la maestra non abbia approfondito. Poi tutta allegra mi dice “per fortuna che queste cose non accadono più mamma!”… ecco… non so che rispondere… mi limito ad accennare un sorriso e sto zitta. Beh, di certo possiamo votare, ma come glielo dico che ancora siamo indietro? Come le spiego che una donna ogni due giorni, viene uccisa da chi la dovrebbe amare? Come le spiego che quando sono rimasta incinta di lei, non mi hanno rinnovato il contratto in un posto di lavoro in cui lavoravo da più di tre anni e in cui avevo anche un ruolo di responsabilità? Come le spiego che per occuparmi in maniera decente di loro (visto che mio marito è andato fuori a lavorare), ho difficoltà a trovare un’occupazione? Per non parlare di come siano tragiche alcune situazioni femminili in Paesi in cui l’infibulazione, le spose bambine, la sottomissione e la violenza sulle donne, sono cose normali… ? Arriviamo a casa di mia madre e lei tutta felice prende il mazzo di mimose che il nonno le ha regalato. La guardo, guardo i suoi occhi celesti che brillano e sorrido… per adesso goditi le tue mimose amore. Crescerai anche troppo presto, diventerai una splendida donna e sono sicura che insieme a tuo fratello, lavoreremo per un mondo un pochino più giusto. Buon 8 Marzo tesoro. (Claudia)

barbaraLa mimosa di mio padre, l’unica che accetto, perché è un gesto di affetto che c’è da sempre, perché da bambina mi faceva sentire donna e perché da lui ho imparato ad essere la donna che sono. Ad avere rispetto e considerazione di me in quanto persona pensante prima e non in quanto donna, a non appartenere ad una categoria in quanto tale, ma a pensare in maniera libera, ad impormi dei limiti e specialmente degli obiettivi dettati non dal dna o dal ruolo sociale, storico e cattolico previsto per una donna, ma dalla coerenza, dalla volontà, dalla curiosità, dal rispetto e dalla consapevolezza di essere, pensare e quindi potere, qualità che appartengono all’essere umano.. E allora quello dovremmo festeggiare, l’essere umano di qualsiasi “genere” che nella sua vita ha lottato, lotta e lotterà per un quartiere,una città,una nazione ed infine un mondo dove TUTTI abbiamo gli stessi diritti.. (Barbara)

Come conclusione facciamo nostre le parole di una scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie: “Io vorrei che tutti cominciassimo a sognare e progettare un mondo diverso. Un mondo più giusto. Un mondo di uomini e di donne più felici e più fedeli a se stessi. Ecco da dove cominciare: dobbiamo cambiare quello che insegniamo alle nostre figlie. Dobbiamo cambiare anche quello che insegniamo ai nostri figli.” Perché prima di tutto il cambiamento è culturale. Riguarda tutti e tutte. Nessuno escluso. E un cambiamento senza donne è semplicemente impossibile. Anche questa è UNA SEMPLICE RIVOLUZIONE.

Roberta, Vincenza, Giuseppina, Monica, Sara, Stefania, Claudia e Barbara – Attiviste del M5S Fabriano

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