“CON LA CULTURA NON SI MANGIA”…OPPURE SI?!

Forse molti di voi ricorderanno che non tanti anni fa un ministro della Repubblica disse “con la cultura non si mangia”, e convinto di essere spiritoso aggiunse “ora vado alla buvette a farmi un panino imbottito di cultura. Comincerò dalla Divina Commedia”. La battuta rende l’idea dell’arretratezza culturale di una classe politica che ritiene inutile e dispendioso tutto ciò che sa di pensiero, riflessione, elaborazione culturale, creatività artistica, tanto da non meritare che pochi spiccioli (quando va bene) a bilancio. Chiarisco subito che la cultura costituisce, prima di ogni altra cosa, l’identità di una comunità, che per essere viva deve avere un’anima. Prima ancora che essere fonte di occupazione, di crescita economica sostenibile, è un valore di per sé, perché crea comunque le condizioni affinchè le menti ragionino in modo creativo, intraprendente, favorendo così la coscienza di appartenere ad una comunità che si muove verso un obiettivo. Per questo investire in cultura istruzione e formazione non è mai una perdita. È come gettare un seme che, se trattato con cura ed attenzione, darà dei frutti. La cultura nasce dalla condivisione di spazi, idee e conoscenze e comprende tutto ciò che possiamo creare con la nostra intelligenza e fantasia.

Qual è stata per lungo tempo l’identità di Fabriano? Quella di una città industriale nella quale tutto ruotava intorno ad una monoeconomia, di carattere padronale, che tendeva ad escludere qualsiasi altra possibile vocazione produttiva: la nostra storia più antica, in realtà, (dal medioevo agli anni del secondo dopoguerra) è caratterizzata da un forte legame tra le attività cittadine e il territorio agreste, da un fiorente e innovativo artigianato, da una cultura contadina millenaria, come succede nelle zone dell’entroterra appenninico, ricche di concreta bellezza.

Ad un certo punto il periodo delle vacche grasse è finito e la città si è trovata disorientata, spaesata, con le certezze di un lavoro stabile e sicuro crollate, senza apparente alternativa se non quella degli ammortizzatori sociali, che se prorogati all’infinito, perché manca una visione di futuro, diventano un palliativo e un freno alla rinascita. L’identità di una città può cambiare in conseguenza di fattori esterni, ma se non riesce a reinventarsi è destinata a lasciarsi morire. Chi ha il compito, l’onere, la responsabilità di creare le condizioni perché una comunità ritrovi la sua identità? Chi per scelta, sua e degli elettori, si trova ad amministrare un territorio. La politica deve esprimere una visione, cioè la capacità di immaginare un futuro desiderabile, di pianificare un percorso per sbarcare in questo futuro, di perseverare per anni o per decenni nel raggiungimento dell’obiettivo. Tutto questo non è possibile senza la partecipazione e il coinvolgimento di tutti i soggetti che a vario titolo si occupano di produzione o promozione culturale. Tutto questo non è possibile senza un cambio di marcia: sostituire alla competizione la cooperazione, la dispersione delle risorse e delle energie alla volontà di fare rete e coordinarsi, l’individualismo e la smania di visibilità alla costruzione del bene comune. Nessuno vi dirà che il percorso sarà breve né semplice. Ma anziché guardare all’altezza della scala, è ora di cominciare a salire i primi gradini. Lo dobbiamo alle prossime generazioni a cui abbiamo il dovere di dare un motivo per restare o per tornare.

Come fare? Noi abbiamo almeno 4 grandi ricchezze da cui partire per creare professionalità, occupazione, crescita umana e materiale: la carta, la bellezza del paesaggio, una enorme densità in città e nel territorio di edifici, monumenti religiosi e opere d’arte, un bellissimo teatro. Abbiamo anche intelligenze e progettualità che inspiegabilmente finora non hanno trovato ascolto.

L’incontro che si svolgerà sabato 25 marzo alle ore 10.00 presso la nostra sede in corso della Repubblica è rivolto a chi desidera confrontarsi sulle opportunità occupazionali legate allo sviluppo e alla promozione della cultura. Ascolterete delle proposte concrete elaborate da chi nel settore culturale ci lavora, progetti spesso già pronti per la realizzazione e che sono stati snobbati o sminuiti da chi avrebbe dovuto quantomeno prenderli in considerazione, almeno ascoltando con attenzione e curiosità. Avrete la possibilità di chiedere chiarimenti, intervenire con osservazioni, critiche o proposte. Vi aspettiamo…

Giuseppina Tobaldi – Attivista M5S Fabriano

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