Strane energie marchigiane..

Negli ultimi mesi stiamo assistendo al proliferare sul nostro territorio di tentativi di progetti per la costruzione di centrali biomasse e biogas. Un business senz’altro redditizio per il privato, reso agevole da numerosi contributi pubblici, ma sicuramente dal fortissimo impatto ambientale. Oltre agli inquinanti convenzionali, la letteratura mette in guardia anche da polveri sottili, formaldeide, idrocarburi policiclici aromatici e diossine prodotti da questi impianti. Tali sostanze mettono a repentaglio prima di tutto la Salute Pubblica, ma anche un intero territorio, come quello della Verdicchio di Matelica, riconosciuto in tutto il mondo come capitale del Verdicchio di Matelica DOCG uno dei pilastri della vitivinicoltura Italiana, un vitigno irriproducibile al di fuori dei luoghi d’origine.

Interveniamo in merito alla gestione dei rifiuti e dello sfruttamento delle energie rinnovabili: sono in fase di autorizzazione su tutto il territorio Marchigiano numerosi impianti; i cittadini, comprensibilmente, si indignano, mentre i vari Enti territoriali si rimpallano le responsabilità su un caso che può mettere a serio rischio la salute dei cittadini e l’eccellenza dei nostri campi: l’agricoltura è nel nostro dna, non possiamo correre il rischio di vedere i nostri terreni fertili trasformati in grandi letti dove far marcire i prodotti agricoli per alimentare queste centrali”.

“E’ evidente, quindi, che l’emergenza non è rappresentata dalla solo Centrale Biogas in fase di costruzione in Località Pezze a Matelica, sulla quale, come Movimento 5 Stelle esprimiamo la nostra più convinta contrarietà in appoggio al Comitato Locale. La politica deve saper programmare e vigilare affinché il business dei privati non vada a scapito degli interessi di tutti.

“Abbiamo il diritto, da cittadini, e il dovere, da amministratori, di vederci chiaro. La gestione dei rifiuti e lo sfruttamento delle energie rinnovabili rappresentano una sfida decisiva che la politica, ad ogni livello, globale e locale, è chiamata ad affrontare. Sono problemi che riguardano tutti, perché toccano la Salute Pubblica. Non siamo contro a prescindere, siamo per una politica del fare bene delle cose utili, nell’interesse di tutti e non di qualcuno. Tali problemi vanno affrontati con competenza scientifica, analisi, studi e buon senso. E con l’ascolto dei cittadini”.

CASE HISTORY

A Boffalora Sopra Ticino, un paese molto bello sul Naviglio Grande e sul fiume Ticino il biogas ha colpito di brutto. Ci sono tutti gli ingredienti delle storie già sentite in tanti paesi. Intanto la centrale agricola, partita la scorsa estate, sorge sul territorio di Bernate (Cascina Cattabrega) ma al confine con Boffalora, molto più vicina alle case di quest’ultimo paese e ad una azienda di Boffalora: il salumificio Venegoni. I cittadini di Boffalora, così come a Matelica in Località Pezze, hanno realizzato che si stava costruendo la centrale quando i giochi erano fatti. Con ciò sono fermamente decisi a tutelare i loro interessi, a vigilare sul funzionamento della centrale, imponendo il rispetto di quanto previsto nel progetto autorizzato.

Un progetto sfacciatamente sbilanciato

Va subito detto che le lamentele per la puzza e per il transito di autocarri e carribotte sono forti. In particolare si contesta l’utilizzo di liquame da parte di una centrale che avrebbe dovuto utilizzarlo solo nella fasi di avvio (ma sono passati molti mesi). Che 17mila tonellate di matrici vegetali fossero insufficienti era chiaro sin dall’inizio (succede così ovunque e pare che solo chi valuta i progetti in provincia non lo capisca). Era chiaro che in un progetto che dichiarava di funzionare con un quantitativo “tirato” di biomassa proveniente solo per la metà da terreni condotti dall’azienda (compresi parecchi con contratti di affitto che scadono nel 2013) era traballante e suscettibile di richieste di chiarimenti e prescrizioni. Forse oggi con l’opinione pubblica più allertata la provincia non l’avrebbe passato.

L’impegno del comune (forse era però possibile muoversi prima)

L’amministrazione di Boffalora sostiene di avere ricevuto la documentazione per la riunione della conferenza dei servizi la sera prima della riunione stessa. Il Comitato Dub’bio (gioco di parole che mette in discussione la natura ‘bio’ di queste realizzazioni) non è molto disposto a credere a questa versione ma anche recentemente, all’affollato incontro pubblico presso l’auditorium dell’Oratorio, il sindaco ha illustrato le iniziative messe in atto dall’amministrazione per tutelare i cittadini: un ricorso al Tar, l’istituzione di un divieto di transito (contro il quale la società del biogas ha fatto ricorso purtroppo con successo), l’impegno della Polizia locale nel controllo dei mezzi – molto più numerosi di quelli previsti nel progetto – che riforniscono di biomasse la centrale.

Vigilare perché il rischio matrici sospette incombe

Che amministrazione e Comitato siano schierati sullo stesso fronte di “vigile iniziativa” contro la biogas è importante e positivo. Inquietanti, però, sono alcuni aspetti emersi durante l’incontro. A parte il via vai di mezzi con liquami, “ci portano la merda da tutta la zona”, la gente di Boffalora che avrebbe voluto avere anche qualche rassicurazione è uscita dall’incontro molto scossa.

Il tecnico che supporta il Comitato, il dott. Longoni di Meda, professionista impegnato in controlli sul buon funzionamento delle centrali stesse e quindi molto addentro nel settore ha esortato i cittadini a controllare essi stessi i mezzi che portano biomasse. “Purtroppo il Sistri, il sistema messo in piedi dal Ministero dell’ambiente per la tracciabilità dei rifiuti non decolla mentre l’Arpa non riesce a controllare tutto“. Questa è già una premessa poco rassicurante. “Dovete state attenti perché le centrali a biogas stanno diventando un sistema di smaltimento dei rifiuti: quelli solidi ai termovalorizzatori, quelli liquidi alle biogas e purtroppo quando si entra nel campo dei rifiuti sapete che c’è di mezzo la criminalità organizzata”. Longoni ha aggiunto che si sono già verificati “incidenti” molto spiacevoli a carico delle biogas. “In provincia di Bergamo matrici contaminate con sostanze chimiche tossiche sono finite negli impianti a biogas“. Il riferimento è a Calcio dove qualche anno fa, a seguito del blocco del latte di una azienda zootecnica sono stati individuati terreni inquinati da PCB. I PCB (policlorobifenili) sono parenti della diossina, sospetti cancerogeni e fortemente stabili. A Brescia ci sono estese aree “congelate” (è vietata ogni coltivazione) per via dei PCB e si sospetta una relazione tra questo inquinamento e i tumori infantili. La prospettiva è agghiacciante: se già ora finiscono per “incidenti” matrici contaminate nelle biogas cosa succederà quando sarà consentito l’uso di fanghi, rifiuti solidi urbani, ecc.? Non sono ipotesi “terroristiche”.  Il consorzio del biometano (il successore del biogas) lo dice apertamente. In un articolo su una rivista di settore (L’Allevatore, n. 4 22 febbraio 2012) dello “Speciale biometano” l’articolista si chiede: “L’Italia ha le potenzialità per produrre biometano in quantità, senza ripercussioni negative sul fronte della produzione alimentare?“. La risposta è “Sfruttando efficienti biodigestori a codigestione“. Cosa si intenda per “codigestione“, un termine che può confondere le idee già un po’ confuse dalle “cogenerazioni virtuali” presto chiaro: ” Un mix di effluenti zootecnici, substrati fermentescibili di diversa natura (sottoprodotti agroindustriali, frazione umida dei rifiuti urbani, ecc.) e ovviamente colture dedicate. Più avanti nell’articolo si parla anche di fanghi ecc.

La strategia della cupola è chiarissima

Il quadro è chiarissimo. Prima si creano una marea di centrali a biogas (il discorso per le biomasse a combustione o gassificazione è del tutto analogo) poi si dice che per non rovinare l’agricoltura e per non “bruciare” troppo cibo, che non sarebbe troppo etico, è bene cercare altri “substrati”. Già oggi i tecnici ammettono che la potenzialità di digestione di biomasse delle centrali lombarde (saranno 500 a breve) crea una “domanda” eccessiva rispetto all’offerta disponibile. Giocoforza andare a prendere qualcos’altro, qualcosa per cui la gente paga per far scomparire. E chi la offre non manca. Controllare centinaia, migliata di centrali “agricole” a biogas o a biomasse è molto più difficile che controllare pochi inceneritori. In più c’è anche il vantaggio che alla gente questi sistemi subdoli di smaltimento rifiuti li contrabbandi come un modo per “salvare il pianeta“. Il gioco è ormai chiaro. L’aspetto più immorale e pericoloso del biogas non sono i 28 cent a kWh, non è la sordida speculazione.

Quest’ultima è solo un’esca pensata dal “cervello”, dalla cupola delle biomasse (industria che vende gli impianti, centri universitari, funzionari pubblici, operatori del rifiuto).

I traffici sono già in atto

Nel corso dell’incontro di Boffalora è venuto fuori che alle proteste dei cittadini e della stessa commissione comunale che si occupa della biogas i funzionari della Provincia di Milano avrebbero detto le testuali parole: “Ma perché vi opponete il biogas, è una cosa così nobile“. Nobile, già. La testimonianza di Maurizio Venegoni, il titolare del salumificio che si è trovato a “convivere” con la centrale, è stata chiarissima: “Sono stato contattato da un mediatore di scarti e sottoprodotti che si è offerto di ritirare i miei scarti di macelleria e di inviarli a una centrale a biomasse in Piemonte; sono stato al gioco per capire cosa c’era sotto e mi sono fatto dire qual’era l’impianto. Ho verificato con l’ASL competente, e non era autorizzato per utilizzare quel tipo di matrici. Allora l’ho riferito al “sensale“. Mi ha risposto: “Ma sarà mica un problema“.

Fermare in tempo i progetti

Così, oltre alla puzza e al traffico di carribotte e autocarri, gli abitanti di Boffalora ora sono anche consapevoli del rischio che nella biogas arrivino scarti “sospetti” che poi finiranno come “innocuo” digestato (“un ottimo ammendante” dicono i fautori del biogas) sui terreni con la possibilità non remota di avvelenarli.

Il messaggio a chi non ha ancora una biogas o biomassa è chiaro: Fate di tutto perché non la realizzino.

ISDE

Nell’ultima newsletter di ISDE Italia, l’Associazione dei Medici per l’Ambiente, in riferimento al Decreto Ministeriale datato 6 luglio 2012, sulle fonti rinnovabili di energia elettrica si legge che: “Il decreto sulle rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico mette in crisi le rinnovabili ma in compenso elargisce incentivi a chi brucia i rifiuti indifferenziati.” Ovvero mentre per le rinnovabili diverse dal fotovoltaico si prevede un significativo aggravio burocratico, il Decreto prevede tariffe specifiche per incentivare l’energia elettrica prodotta bruciando “rifiuti non provenienti da raccolta differenziata”.

In effetti, l’Allegato 1 del Decreto, insieme alla vita utile degli impianti (dato necessario a stabilire la durata degli incentivi), riporta anche le definizioni di impianti a biogas e a biomasse, specificando in entrambi i casi due particolari tipologie di alimentazione: i “rifiuti per i quali la frazione biodegradabile è determinata forfettariamente con le modalità di cui all’allegato 2” (Vedi tabella) e i “rifiuti non provenienti da raccolta differenziata”.

Tutte le normative vigenti considerano gli impianti a biomassa e a biogas come impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ammettendo anche la possibilità di avere strutture ibride che accedono a incentivi economici. Questo significa che ci possono essere centrali che bruciano ad esempio pioppella vergine per il 51%, mentre per il resto bruciano rifiuti indifferenziati, che si intascano fior di quattrini con gli incentivi.

Questo è possibile grazie a un passaggio dell’ultimo decreto, specifico per i rifiuti soggetti a forfetizzazione. Vengono infatti ammesse anche alcune tipologie di rifiuti speciali all’incentivazione elargita ad impianti ibridi: si tratta di “rifiuti sanitari e veterinari a rischio infettivo, per i quali si assume una percentuale forfettaria di biodegradabilità pari al 40%” e di “pneumatici fuori uso, per i quali si assume una percentuale forfettaria di biodegradabilità pari al 35%”.

Nella tabella 6.A vengono invece elencati i rifiuti “a valle della raccolta differenziata per i quali è ammesso il calcolo forfettario dell’energia imputabile alla biomassa (51%)”, ovvero rifiuti che finiscono nel novero delle fonti rinnovabili, pulite, e il cui incenerimento negli impianti viene premiato con contributi economici.

Vengono dunque ‘assimilati’ nel novero dell’energia attribuita alla biomassa, “se usati entro certi limiti di quantità”: rifiuti plastici, cuoio conciato (scarti, cascami, ritagli, polveri di lucidatura contenenti cromo), rifiuti da materiali compositi (fibre impregnate, elastomeri, plastomeri), pitture e vernici di scarto, pneumatici fuori uso, plastica e gomma, e rifiuti non specificati altrimenti.

In sintesi, in base al DM del 6 luglio 2012, gli impianti a biogas e biomasse che bruciano anche rifiuti indifferenziati, saranno incentivati economicamente. Il tutto in perfetta linea di continuità con i contributi già previsti nel 2007 dall’allora ministro Bersani (governo Prodi), e con la necessità di risarcire in qualche misura anche i vecchi impianti zuccherifici, chiusi per la drastica riduzione della coltivazione della barbabietola, da zucchero imposta dalle politiche agricole europee.

Non importa quindi se l’impatto sull’ambiente e sulla salute umana sarà drammatico e costoso (per i costi in termini di mortalità e di morbilità c’è l’utilissimo programma elaborato attraverso un progetto europeo, reperibile a pagamento attraverso il sito externe.info). Il decreto del governo Monti parla chiaro: “in molti paesi d’Europa, anche a causa della crisi finanziaria, è in corso un ripensamento delle politiche nazionali sulle fonti rinnovabili – in qualche caso in maniera drastica, come avvenuto in Spagna e in Portogallo, ove sono stati sospesi a tempo indeterminato tutti gli incentivi per i nuovi impianti. – In questo contesto, l’Italia intende continuare lo sviluppo delle energie rinnovabili, ma con un approccio più efficiente.”

Bruciando, cioè, milioni e milioni di euro, per impianti che non utilizzano esclusivamente fonti rinnovabili, ma che inceneriscono anche plastica, pneumatici e altri prodotti chimici inquinanti. E se questo procurerà malattie e danni rilevanti ai cittadini… se ne occuperà la lobby farmaceutica.

Tabella 6A del Decreto Ministeriale

02 01 02           Scarti di tessuti animali
02 01 03           Scarti di tessuti vegetali
02 01 04           Rifiuti plastici (ad esclusione degli imballaggi)
02 01 06           Feci animali, urine e letame ( comprese le lettiere usate) effluenti, raccolti separatamente e trattati fuori sito
02 01 07           Rifiuti della silvicoltura
02 02 03           Scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
02 03 03           Rifiuti prodotti dall’estrazione tramite solvente
02 03 04           Scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
02 05 01           Scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
02 06 01           Scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
02 07 01           Rifiuti prodotti dalle operazioni di lavaggio, pulizia e macinazione della materia prima
02 07 02           Rifiuti prodotti dalla distillazione di bevande alcoliche
02 07 04           Scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
03 01 01           Scarti di corteccia e sughero
03 01 05           Segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci diversi da quelli di cui alla voce 03 01 04
03 01 99           Rifiuti non specificati altrimenti
03 03 01           Scarti di corteccia e legno
03 03 07           Scarti della separazione meccanica nella produzione di polpa da rifiuti di carta e cartone
03 03 08           Scarti della selezione di carta e cartone destinati ad essere riciclati
03 03 09           Fanghi di scarto contenenti carbonato di calcio
03 03 10           Scarti di fibre e fanghi contenenti fibre, riempitivi e prodotti di rivestimento generati dai Processi di separazione meccanica
03 03 11           Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 03 03 10
04 01 08           Cuoio conciato (scarti, cascami, ritagli, polveri di lucidatura) contenenti cromo
04 01 09           Rifiuti dalle operazioni di confezionamento e finitura
04 02 09           Rifiuti da materiali compositi (fibre impregnate, elastomeri, plastomeri)
04 02 21           Rifiuti da fibre tessili grezze
04 02 22           Rifiuti da fibre tessili lavorate
08 01 12           Pitture e vernici di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 08 01 11
09 01 07           Carta e pellicole per fotografia, contenenti argento o composti dell’argento
09 01 08           Carta e pellicole per fotografia, non contenente argento o composti dell’argento
10 01 21           Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti diversi da quelli di cui alla voce 10 01 20
10 11 20           Rifiuti solidi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 10 11 19
12 01 05           Limatura e trucioli di materiali plastici
16 01 03           Pneumatici fuori uso
16 01 19           Plastica
16 01 22           Componenti non specificati altrimenti
16 03 04           Rifiuti inorganici, diversi da quelli di cui alla voce 16 03 03
17 02 01           Legno
17 02 03           Plastica
17 06 04           Altri materiali isolanti diversi da quelli di cui alle voci 17 06 01 e 17 06 03
18 01 04           Rifiuti che non devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni (es. bende, ingessature, lenzuola, indumenti monouso, assorbenti igienici)
19 05 01           Parte di rifiuti urbani e simili non compostata
19 05 02           Parte di rifiuti animali e vegetali non compostata
19 05 03           Compost fuori specifica
19 08 01           Vaglio
19 08 05           Fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane
19 10 04           Fluff-frazione leggera e polveri, diversi di quelli di cui alla voce 19 10 03
19 12 01           Carta e cartone
19 12 04           Plastica e gomma
19 12 07           Legno diverso da quello di cui alla voce 19 12 06
19 12 08           Prodotti tessili
19 12 10           Rifiuti combustibili
19 12 12           Altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19 12 11

Noi abbiamo già prersentato una Mozione per diffidare la Regione nel realizzare questi impianti attraverso una legge regionale incostituzionale.

I principi del progetto sono sacrosanti ma come giunta a difesa del nostro territorio dobbiamo essere molto chiari su quali tipi di impianti e azioni far finanziare da questo progetto, noi siamo contro inceneritori, termovalorizzatori, centrali a Biomasse, a Biogas, impianti maxi eolici e di stoccaggio gas e tutti quegli impianti che mettono a rischio la salute dei cittadini e la tutela del nostro territorio.

Nota aggiornamento:

Apprendiamo dal sito istituzionale della Regione Marche che il Presidente Spacca riunirà d’urgenza la Giunta sabato prossimo, per discutere la “vivace” situazione del biogas anche alla luce delle posizioni espresse dagli Enti locali e dal Consiglio Regionale.

Siamo lieti che il Presidente Spacca si accorga dei problemi e cataloghi come “vivacità” ciò che è ormai una vera e propria rivolta popolare di cittadini e Sindaci contro il malcostume di chi, funzionari e dirigenti della Regione Marche, pretende di usare il territorio senza e, sovente, contro il volere dei cittadini.

Vorremmo ricordare al Presidente due cose :

– Non si illuda, la Giunta Regionale, di comportarsi come con il fotovoltaico, all’insegna del ciò che è stato è stato, da domani regolamentiamo;

– Si ricordi, sempre la Giunta Regionale, che la rivolta non si limita al biogas ma tocca tutti i settori: rigassificatori, stoccaggi-gas, maxi-eolico, maxi-gasdotto degli Apennnini, maxi-elettrodotto, biomasse e quant’altro si voglia perseguire in difformità delle leggi vigenti.

Vogliamo ricordare alla Giunta Regionale i nostri obiettivi, che proporremo in Regione – Sala dell’Agricoltura, martedi 18 settembre ore 9.30, a tutti i Consiglieri Regionali, in forma di atti cogenti.

Vogliamo ancora ricordare che non accetteremo niente di meno dei nostri obiettivi:

1) Annullamento o modifica della L.R. 3/2012, nelle parti palesemente incostituzionali e contrarie alle normative comunitarie
2) Sospensione, in autotutela, di tutte le autorizzazioni rilasciate senza preventiva V.I.A. o verifica di V.I.A., in applicazione delle soglie previste dalla predetta L.R. 3/2012
3) Obbligo, anche per i burocrati dell’Ufficio Ambiente della Regione Marche, di applicare i diritti inalienabili sanciti dalla nostra Costituzione:
a) Art 32 – Diritto alla salute
b) Art 42 – Diritto alla proprietà
c) Art. 41 – Diritto all’impresa
d) Art 9 – Tutela del paesaggio

Sperando che i membri della Giunta Regionale possano confrontarsi fin da martedì 18 vogliamo ricordare che SIAMO CITTADINI NON SUDDITI.

Dal Comunicato Stampa dopo la manifestazione del 22.09.12:
“I Comitati hanno annunciato le loro prossime iniziative di natura procedurale e legale per esigere dalle istituzioni, Regione in primis, il rispetto della legalità e delle normative GIA’ vigenti, nazionali e comunitarie. Tali azioni saranno volte a produrre:

  • memoria legale, per ribadire la sussistenza delle condizioni per l’adozione di provvedimenti in autotutela volti alla sospensione doverosa ed immediata delle autorizzazioni rilasciate ed in itinere;
  • Informativa/esposto alla Corte dei Conti: la situazione creatasi con la L.R. 3/2012 che presenta palesi vizi di incostituzionalità, espone l’Ente regionale a possibili danni erariali, per i quali chiameremo in causa gli amministratori ed i dirigenti, in base alle proprie responsabilità personali determinate dal loro ruolo;
  • verifica nelle sedi competenti della reale sussistenza, per alcune aziende proponenti, dei requisiti che definiscano lo status di “società agricola”, essenziale ai fini del conseguimento delle autorizzazioni.
[L’articolo verrà aggiornato per le attività in corso
ultimo aggiornamento ore 17 del 02.10.12]

MoVimento 5 Stelle Fabriano

3 Replies to “Strane energie marchigiane..”

  1. Sinceramente sono stato di leggere articoli nei quali , politici di qualsiasi estrazione, pur di compiacere comitati del no , dicono appunto no a tutto… una sola domanda…. vorrei avere la lista di quali tecnologie e impianti godono del vostro gradimento, oppure sapere quanto petrolio devo usare al posto di questi impianti
    Grazie

  2. @andrea ambrosetti: prima di parlare di fonti di energia alternative al petrolio direi che sarebbe sensato controllare il consumo energetico procapite per capire se è possibile uno stile di vita “moderno” a basso consumo; sono del parere che molta energia venga lussuosamente sprecata e questo non è un atteggiamento intelligente, l’intelligenza sta nella efficenza.
    saluti

  3. Andrea fai un piccolo sforzo, clicca sul link del nostro programma e leggiti la parte relativa all’energia. BUONA LETTURA.

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