IL PARLAMENTO IN MOVIMENTO PARTE DA FABRIANO IL 27 LUGLIO

Parte il Parlamento in MoVimento e la prima tappa fissata per sabato 27 Luglio sarà a Fabriano.

I portavoce del MoVimento 5 Stelle eletti alla Camera e al Senato hanno voglia di tornare in mezzo alla gente e per farlo hanno pensato di organizzare una serie di eventi che li porterà sul territorio per parlare delle maggiori problematiche del Paese, proponendo soluzioni e presentando disegni di legge già depositati e altri in via di stesura.

Fabriano è stata scelta come città simbolo del problema occupazione e non è un caso che la prima tappa verterà proprio su questo. Uno dei messaggi più forti lanciati durante l’ultima campagna elettorale è stato “nessuno deve rimanere indietro” e da qui i gruppi di Camera e Senato vogliono ripartire. In questi mesi i portavoce marchigiani Serenella Fucksia, Donatella Agostinelli, Andrea Cecconi e Patrizia Terzoni hanno dato risalto nazionale alla vicenda Indesit riuscendo a far pubblicare un articolo sul Blog di Beppe Grillo che poi ha puntato i fari sul progetto della dirigenza Indesit che prevede 1425 esuberi anche durante la conferenza stampa tenuta in occasione dell’ultimo incontro avuto con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

I nostri ragazzi hanno partecipato alle manifestazioni organizzate a Fabriano e in Campania, hanno presentato interpellanze, mozioni e Question Time e sono stati presenti ai tavoli organizzati per far incontrare la dirigenza della Indesit e le Istituzioni, portando stimoli e cercando di rendere il più trasparente possibile il processo di confronto. Alla Camera e al Senato stanno formulando proposte di legge per tutelare il made in Italy e scoraggiare i processi di delocalizzazione che troppo spesso vengono attivati sfruttando contributi Statali e Regionali.

Ma naturalmente non c’è solo il caso Indesit. All’iniziativa organizzata a Fabriano verrà dato un respiro nazionale e per questo è prevista la partecipazione di operai di altre grandi aziende che hanno da tempo ultimato lo stesso processo che sta interessando la società fabrianese.
Quindi nella giornata di sabato 27 Luglio arriveranno a Fabriano circa 20 tra Deputati e Senatori del MoVimento 5 Stelle. Hanno già confermato la propria adesione all’evento, che avrà inizio alle 18:00 con una serie di iniziative ancora da definire e culminerà sul palco che verrà allestito in Piazza del Comune, alcuni rappresentanti delle Commissioni Lavoro e Attività Produttive e il Capogruppo alla Camera Riccardo Nuti. Sarà un importante momento di condivisione e confronto durante il quale sarà possibile conoscere da vicino i nostri portavoce in Parlamento e parlare con loro del lavoro che stanno facendo a Roma.

Comunicato Stampa

Il coraggio di immaginare alternative e’ la nostra più grande risorsa, capace di aggiungere colore e suspance a tutta la nostra vita.
Il Movimento 5 Stelle Fabriano ha organizzato un presidio a ridosso dei terreni dell’Istituto Tecnico Agrario interessati allo scellerato progetto per la realizzazione, in Project Financing, della nuova casa di riposo.
In vista del pronunciamento del TAR della prossima settimana, vi aspettiamo tutti, Lunedì 15 dalle ore 18.30, al nostro presidio per condividere insieme la vicinanza all’ITAS e alla Casa di Riposo Vittorio Emanuele II oggetto di un vergognoso attacco finalizzato al solo esproprio speculativo. Un ulteriore momento di riflessione su questa vicenda da condividere con tutta la comunità.
Interverranno fra gli altri, alunni e rappresentanti dell’Istituto Tecnico Agrario, l’Associazione degli ex alunni, rappresentanti della Casa di Riposo e tutti coloro, Associazioni, Rappresentanti delle Istituzioni locali e cittadini, che vogliano dimostrare vicinanza all’iniziativa. Saranno presenti all’evento le rappresentanti Fabrianesi in parlamento del Movimento 5 Stelle Serenella Fucksia e Patrizia Terzoni.
Sono invitati inoltre tutti i giornalisti di televisioni, radio e carta stampata che vogliano testimoniare questa importante iniziativa per la difesa della nostra città e del nostro territorio.

Buona Vita a tutti. Movimento 5 Stelle Fabriano.

Tutela del paesaggio: quando la Politica era interesse pubblico. (Salvatore Settis)

Nel suo Breve trattato del paesaggio (1997), recentemente tradotto da Sellerio, Alain Roger fa una riflessione interessante: nel 1912 tre grandi intellettuali europei osservarono, indipendentemente, che il paesaggio non è natura ma storia, perciò lo vediamo attraverso il filtro della letteratura e dell?arte. Questo più o meno scrissero in Francia Charles Lalo, in Germania Georg Simmel, in Italia Benedetto Croce. Tanta sintonia si spiega per il comune riferirsi a un topos classico, quello secondo cui «la natura s?ingegna a imitare l?arte», come scrisse Ovidio; ma riflette lo spirito del tempo di quel principio di secolo, quando i movimenti per la conservazione del paesaggio si affermavano in tutta Europa. Per Croce, questa preoccupazione non fu solo teorica, ma si tradusse in un?energica azione politica: a lui infatti si deve la prima legge generale italiana per la tutela del paesaggio. È una storia che comincia da lontano, dall?Unità d?Italia. Cominciarono allora subito ardue battaglie per proteggere il patrimonio artistico e archeologico.

Gli Stati preunitari avevano in merito le leggi più antiche e avanzate del mondo: papi, repubbliche e sovrani, specialmente dal Settecento, sulla scia del diritto romano anteposero nettamente il bene comune (utilitas publica) agli interessi della proprietà privata, limitandone i diritti. L?unificazione del paese fu per mercanti e collezionisti l?occasione di approfittare del vuoto legislativo per vendere numerosissime opere d?arte (fu allora che avvenne la massima emigrazione di quadri, statue, manoscritti, disegni verso i musei stranieri). Restavano in vigore le leggi pontificie a Roma, quelle borboniche a Napoli, e così via; ma si stentò a lanciare una normativa nazionale. Il primo disegno di legge, voluto da Cavour e affidato a Terenzio Mamiani, naufragò subito; così, in rapida successione, le proposte di ministri della Destra (come Cesare Correnti e Ruggero Bonghi) e della Sinistra (come Michele Coppino, Francesco De Sanctis, Pasquale Villari, Ferdinando Martini). Si arrivò infine alla timida legge del 1902, che proteggeva ben poco, eppure fu bollata in Senato come feroce? perché intaccava i privilegi della proprietà privata, «diritto divino perché emanante dalla volontà di Dio».

Presto si constatò alla prova dei fatti la debolezza della legge del 1902, e si avviò il percorso verso una normativa più efficiente, che dopo un faticoso percorso sarebbe diventata la legge n. 364 del 1909. In quelle accese discussioni esplose il contrasto fra la Camera (interamente elettiva) e il Senato, dove per nomina regia o per censo sedevano molti membri dell?alta aristocrazia, interessati a mettere sul mercato le proprie collezioni. Non tutti, però. Senatore era anche il principe Tommaso Corsini, membro della stessa famiglia del card. Neri Corsini, ispiratore nel 1737 del «patto di famiglia» Medici-Lorena che assicurò per sempre a Firenze le collezioni granducali, e del papa Clemente XII, che volle nel 1734 severe norme di tutela e la fondazione dei Musei Capitolini, prima raccolta pubblica d?Europa. Nel 1898, per reagire agli sventramenti del centro storico di Firenze che ne sfigurarono il volto a partire da quando fu capitale del Regno, Corsini aveva fondato l?«Associazione per la difesa di Firenze antica», che divenne il centro di un vasto movimento di opinione. Dopo la raccolta di migliaia di firme, in un?affollata assemblea a Firenze fu votata per acclamazione una petizione al Senato: a proporla fu Benedetto Croce, poco più che quarantenne e non ancora senatore, ma già autorevolissimo. Quella legge aveva tre padri: due ravennati, il ministro Luigi Rava e il direttore generale Corrado Ricci (artefici nel 1905 di una legge per la tutela della pineta di Ravenna) e un deputato toscano, Giovanni Rosadi.

Nel disegno di legge, essi avevano aggiunto alla tutela del patrimonio anche quella di «giardini, foreste, paesaggi, acque» di prevalente interesse pubblico. Approvata dalla Camera, questa norma venne bocciata dal Senato, e il comma 3 che la conteneva fu soppresso, pur invitando il governo a presentare un disegno di legge sulle «proprietà fondiarie che importano una ragione di pubblico interesse a causa della loro singolare bellezza». In questo testo, il termine paesaggio è evitato, e la dizione proprietà fondiarie indica di dove venissero le resistenze a includere il paesaggio fra i beni da tutelare. Ma Rosadi non rinunciò alla battaglia, e già il 4 maggio 1910 presentò una nuova proposta di legge. La relazione si apriva con una domanda: «E possibile che il Parlamento rimanga insensibile e inerte, quasi non si accorga neppure che si sente e si agita anche in Italia, e pi in Italia che dappertutto, una questione del paesaggio?». Fu possibile. Eppure era accaduto allora qualcosa che nell?Italia di oggi non si riesce nemmeno a immaginare, la formazione di un Comitato nazionale per la difesa del Paesaggio, che raccolse non solo dieci associazioni protezionistiche, ma anche sei Ministeri, le Ferrovie dello Stato ed altre istituzioni pubbliche.

La legge Rosadi continuò a trascinarsi invano fra Camera e Senato, ma l?impulso decisivo fu dato da Nitti, quando nel suo primo governo istituì (1919) un sottosegretariato alle Antichità e Belle arti, preannuncio del ministero dei Beni culturali creato quasi sessant?anni dopo. Sottosegretario fu il veneziano Pompeo Molmenti, sostituito pochi mesi dopo proprio da Rosadi, che tenne l?ufficio anche nei successivi governi Giolitti e Bonomi. Molmenti aveva nominato una commissione presieduta da Rosadi per redigere la nuova legge, che fu pronta in pochi mesi, riprendendo quella insabbiata dieci anni prima. Dopo la caduta del governo Nitti, il disegno di legge fu ereditato dal quinto governo Giolitti, dove ministro della Pubblica istruzione era Croce. Egli rilanciò immediatamente il progetto, presentandolo al Senato con una vigorosa relazione introduttiva, e riuscì a farlo approvare 31 gennaio 1921. Sciolta la Camera, si tennero il 15 maggio 1921 elezioni anticipate: ma prima che giurasse il nuovo governo e il nuovo ministro, Croce ripresentò la legge tal quale (15 giugno). Rosadi restava sottosegretario, e fu anche grazie a lui che la legge continuò il suo cammino coi ministri ravennati, Corbino (governo Bonomi) e Anile (governo Facta).

Finalmente approvata l?11 maggio 1922, la legge (n. 778) fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 21 giugno, quattro mesi prima della marcia su Roma. Occorre una legge che «ponga, finalmente, un argine alle ingiustificate devastazioni che si van consumando contro le caratteristiche più note e pi amate del nostro suolo», scrive Croce nella sua relazione, poiché «difendere e mettere in valore le maggiori bellezze d?Italia, naturali e artistiche» risponde ad «alte ragioni morali e non meno importanti ragioni di pubblica economia». Croce cita i movimenti per il paesaggio in Francia, Germania, Svizzera, Austria e Inghilterra, richiama Ruskin («il paesaggio altro non è che la rappresentazione materiale e visibile della patria»), e argomenta che è necessario notificare i paesaggi di importante interesse , sottoponendoli a speciali limitazioni del diritto di proprietà, in nome di «ciò che è in cima ai pensieri di tutti, economia nazionale e conservazione del privilegio di bellezza che vanta l?Italia». Le limitazioni alla proprietà privata sono indispensabili come «una servitù per pubblica utilità», poiché sarebbe egualmente inammissibile «deturpare un monumento o oltraggiare una bella scena paesistica, destinati entrambi al godimento di tutti».

La legge Croce fu poi alla base della legge Bottai sul paesaggio (1939), che ancora è il nerbo del codice dei Beni culturali e del paesaggio, raro esempio di legge bipartisan condotta in porto da ministri (Urbani, Buttiglione, Rutelli) di due governi Berlusconi e di un governo Prodi; eppure è fra le leggi più disattese d?Italia, martoriata da deroghe, sanatorie, condoni, piani casa e quant?altro. Rileggiamo allora le parole di Croce, ma guardiamoci intorno: le «ingiustificate devastazioni» del nostro suolo si intensificano ogni giorno, il primato del pubblico bene che fu il cuore della storia d?Italia viene oggi impunemente calpestato in nome di un mercatismo straccione. Chiediamoci dunque: siamo capaci, noi oggi, di combattere le battaglie che un secolo fa seppero vincere Ricci e Rava, Rosadi e Benedetto Croce? Sapremmo coalizzarci in un rinnovato Comitato nazionale per la difesa del paesaggio?